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Intitolata a Bruno Kessler la sede di Comunità

di Lunedì, 04 Luglio 2016

Intitolata a Bruno Kessler la sede di Comunità

Avvocato e uomo politico, Bruno Kessler è nato a Cogolo di Pejo – in provincia di Trento il 17 febbraio 1924 ed è morto a Trento il 19 marzo del 1991 all’età di 67 anni. Ha conseguito la maturità classica nel 1943 a Rovereto e si è laureato in giurisprudenza a Padova nel 1950.

Nel novembre del 1956 è stato eletto nel Consiglio provinciale di Trento. È stato presidente della Giunta provinciale dal 1960 al 1973, presidente della Giunta Regionale del Trentino Alto Adige dal 1974 al 1976, Deputato alla Camera dal 1976 al 1983 e in seguito Senatore fino al 1991. Nel primo governo Cossiga (1979 – 1980) è stato Sottosegretario all’Interno, Ministro era Virginio Rognoni.

Nel1962 ha fondato l’ Istituto Trentino di Cultura di cui è stato presidente fino al 1991. Dall’ITC nascerà prima il Libero Istituto Superiore di Scienze Sociali e quindi l’ Università di Trento. Bruno Kessler è stato infatti fondatore e dal 1966 al 1972 presidente del consiglio di amministrazione del Libero Istituto Superiore di Scienze Sociali di Trento.

È stato presidente del consiglio di amministrazione dell’Università di Trento dal 1972 al 1984. Come Presidente della Provincia ha varato il nuovo Statuto d’ Autonomia nel 1972. Padre del Piano Urbanistico Provinciale, nel 1977 è diventato membro della Commissione dei Dodici per l’elaborazione delle norme di attuazione dello statuto di autonomia.

Questa è una breve biografia di un uomo politico al quale la Valle di Sole diede i natali quasi 90 anni fa e nel cui cammino la nostra Valle fu punto di riferimento e che, grazie al suo operato, poté crescere sia economicamente, che culturalmente che politicamente.

Di Kessler vorremmo ricordare alcuni passaggi che segnarono, in maniera lungimirante ed indelebile, il destino dei nostri territori:

Il primo passaggio, deriva dalle motivazioni che portarono alla legge 7 del 67, di approvazione del PUP e nella quale venne introdotto il concetto della “contrattazione” intesa come dialettica e dialogo, confronto ed ascolto atti a garantire e preordinare un seguito di interventi non episodici e casuali ma fondamento di una programmazione economica intesa come procedura che da sostanza politica agli obiettivi puntuali e finali della pianificazione urbanistica stessa. Quindi forte volontà di raccolta delle istanze del territorio che, mediate da un pragmatismo tipico del Kessler che tutti ancor oggi ricordano, han portato a quel concetto di “Campagna urbanizzata” (e qui voglio ricordare che stiamo parlando del 1967), che oggi è economia, è turismo, è accoglienza e non da ultimo è servizio ai cittadini.

Accanto alla concretezza di Kessler ed alle sue importanti intuizioni va però accostata la chiarezza nella visione prospettica. Per lui non solo un trentino che ingrana la quarta e si muove senza ansia da prestazione in una direzione sempre più europea, ma anche e soprattutto una forte volontà di fare crescere il trentino anche dal punto di vista culturale e qui ricordiamo i suoi discorsi in Consiglio: quello sul valore della cultura delle popolazioni del 61, il primo annuncio di quella che sarà l'Università di Trento del 62, sempre del 62 quello sull'istituzione dell'ITC oggi Fondazione Kessler , quello sull'abituarsi all'università come rottura e rinnovamento del 1967 dal quale traspare forte il credo e la volontà di Kessler di spingere al massimo il consolidamento di un vero polo culturale aperto sul mondo.

La cultura che per Kessler era vero e proprio mezzo per consolidare lo sviluppo e porre fondamenta solide al modello economico e sociale prospettato dall'azione esecutiva espletata nel corso dei mandati da Presidente della Provincia e sintetizzata nella sua celebre frase:” un territorio ricco e privo di cultura si sviluppa per una generazione: alla seconda, si avvia verso l'inesorabile declino.”

Cultura e sviluppo quindi o, meglio, CULTURA DELLO SVILUPPO. Amministrare è per certi versi un'arte faticosa e come lo scultore che per creare le sue opere deve togliere, limare, modellare e levigare così noi amministratori siamo chiamati a semplificare, ad avvicinare le istituzioni ai cittadini ed in certi versi ad umanizzare la politica mantenendola tra la gente, con la gente e per la gente.

Una visione, quella di Kessler, che oggi trova la sua naturale evoluzione nella riforma istituzionale e nell'attività delle Comunità di Valle che oggi rilanciano ed innovano le intuizioni del 67 e declinano quella volontà di amministrare il territorio e concepire le Vallate non come periferie ma come centri di sviluppo e crescita rurale.

Accanto alle motivazioni politico amministrative stanno però le ragioni storiche e di legame della Valle di Sole. Fu proprio nella chiesetta di San Luigi, attorno alla quale si articola l'edificio Sede della Comunità, che l'illustre senatore venne vegliato dai solandri prima di essere accompagnato al cimitero di Vermiglio, accanto alle spoglie del padre così come, andando a ritroso, non si contano gli interventi pubblici, le attenzioni e la presenza di Kessler in Valle a testimonianza del forte attaccamento alla sua terra natia ed alle sue genti.

Qui di seguito si riporta un estratto del discorso di commemorazione fatto dal sindaco di Vermiglio, geom. Carlo Daldoss, il giorno della tumulazione.

“Vogliamo ricordarTi innanzi tutto, come figlio di questa terra, di queste montagne che hanno visto la fatica di Tuo padre, minatore, che Ti hanno seguito con lo sguardo mentre Ti allontanavi per andare a studiare, che Ti hanno guardato mentre andavi a caccia, proprio in quella baita lassù, e mentre le ammiravi, orgoglioso di essere loro figlio.

Poi ci piace ricordarti come uno di noi, uno che con tutti noi, la sera, fino a notte alta, cantava e beveva, giocava alla mora, parlava, discuteva e si arrabbiava.

Per questo ti è parso giusto e naturale scegliere di riposare qui tra noi, in una tomba semplice di un cimitero di montagna.
Hai voluto fare di queste valli, di queste montagne, una terra civile e prospera, fiera della sua autonomia.
Non sempre siamo riusciti a capirTi, forse perché i tuoi sogni erano, talvolta, troppo grandi per le nostre pigrizie.
Ma Tu sai, hai sempre saputo, che i tuoi sogni erano e sono anche nostri”